No Easy Way Out?

Dead End Street
 
 
There’s a crack up in the ceiling,
And the kitchen sink is leaking.
Out of work and got no money,
A Sunday joint of bread and honey.

What are we living for?
Two-roomed apartment on the second floor.
No money coming in,
The rent collector’s knocking, trying to get in.

We are strictly second class,
We don’t understand,
(Dead end!)
Why we should be on dead end street.
(Dead end!)
People are living on dead end street.
(Dead end!)
Gonna die on dead end street.

Dead end street (yeah)
Dead end street (yeah)

On a cold and frosty morning,
Wipe my eyes and stop me yawning.
And my feet are nearly frozen,
Boil the tea and put some toast on.

What are we living for?
Two-roomed apartment on the second floor.
No chance to emigrate,
I’m deep in debt and now it’s much too late.

We both want to work so hard,
We can’t get the chance,
(Dead end!)
People live on dead end street.
(Dead end!)
People are dying on dead end street.
(Dead end!)
Gonna die on dead end street.

Dead end street (yeah)
Dead end street (yeah)

(Dead end!)
People live on dead end street.
(Dead end!)
People are dying on dead end street.
(Dead end!)
Gonna die on dead end street.

Dead end street (yeah)
Head to my feet (yeah)
Dead end street (yeah)
How’s it feel? (yeah)
Dead end street (yeah)

 
 
Via Del Vicolo Cieco
 
 
C’è una crepa nel soffitto
E il rubinetto della cucina che perde
Senza lavoro e senza soldi
Comunione di pane e miele la domenica
 
Per cos’è che viviamo? 
Un appartamento di due stanze al secondo piano
I soldi non arrivano
Il padrone di casa bussa per l’affitto, vuole entrare
 
Siamo proprio di seconda classe
Non capiamo
Perchè dobbiamo stare in Via del vicolo cieco
La gente che vive in Via del vicolo cieco
Morirà in Via del Vicolo Cieco
 
Via del vicolo cieco
 
Un mattino freddo di gelo
Mi strofino gli occhi e smetto di sbadigliare
I piedi quasi congelati
Metto su il tè e preparo un toast
 
Per cos’è che viviamo? 
Un appartamento di due stanze al secondo piano
Nessuna possibiltà di emigrare
Indebitato fino al collo ed è già troppo tardi
 
Vogliamo entrambi lavorare sodo
Ma manca l’occasione
Gente che vive in Via del vicolo cieco
Gente che muore in Via del vicolo cieco
Morirà in Via del vicolo cieco
 
Via del vicolo cieco
Con la faccia al posto dei piedi
Come ti va?
 
(The Kinks, Dead End Street, 1965)
 
 
 
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Over The Hills…And Far Away.

 
LOVE MINUS ZERO/NO LIMIT
 
 

My love she speaks like silence,
Without ideals or violence,
She doesn’t have to say she’s faithful,
Yet she’s true, like ice, like fire.
People carry roses,
Make promises by the hours,
My love she laughs like the flowers,
Valentines can’t buy her.

In the dime stores and bus stations,
People talk of situations,
Read books, repeat quotations,
Draw conclusions on the wall.
Some speak of the future,
My love she speaks softly,
She knows there’s no success like failure
And that failure’s no success at all.

The cloak and dagger dangles,
Madams light the candles.
In ceremonies of the horsemen,
Even the pawn must hold a grudge.
Statues made of match sticks,
Crumble into one another,
My love winks, she does not bother,
She knows too much to argue or to judge.

The bridge at midnight trembles,
The country doctor rambles,
Bankers’ nieces seek perfection,
Expecting all the gifts that wise men bring.
The wind howls like a hammer,
The night blows cold and rainy,
My love she’s like some raven
At my window with a broken wing.

 

Bob Dylan, Love Minus Zero/No Limit, Bringing It All Back Home, 1965

 

 

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Stanze Per Musica

 
 
 
 
 
Non c’è figlia della Bellezza
D’un incanto simile al tuo;
Come musica sulle acque
La tua voce è dolce per me:
 
Quando, come se avesse posa
L’oceano ammaliato a quel suono,
Scintillano calme le onde,
Placati i venti sembrano sognare:
 
E la luna di mezzanotte
Tesse una trama lucente sul mare
Che lieve solleva il suo petto
Come un fanciullo addormentato:
 
Così l’anima a te s’inchina
Per ascoltare ed adorarti,
Con emozione profonda e soave
Come d’estate l’onda dell’oceano.
 
 
Lord George Gordon Byron
 
 
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La Speranza E’ L’Ultima A Morire

"Benedetto Croce diceva che fino a vent’anni tutti scrivono poesie e che, da quest’età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora, io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che, in quanto forma d’arte mista, mi consente scappatoie non indifferenti, là dove manca l’esuberanza creativa" Fabrizio de André 

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Don’t Stop (My Dear…)

 

PLANET CARAVAN

 

We sail through endless skies 

Stars shine like eyes

The black night sighs

The moon in silver trees

Falls down in tears

Light of the night

The earth, a purple blaze

 Of sapphire haze

In orbit always

While down below the trees

 Bathed in cool breeze

Silver starlight breaks down the night

 And so we pass on by the crimson eye

 Of great God mars

As we travel the Universe

 

CAROVANA PLANETARIA

 

 

 

Navighiamo per cieli infiniti

Le stelle brillano come gli occhi

Singhiozza la notte nera

La luna scoppia in lacrime

Tra gli alberi d’argento

La Terra, tripudio purpureo

Di una nebbia di zaffiro

In orbita perenne

Giù intanto sotto gli alberi

Immersa nella brezza leggera

La luce d’argento delle stelle

Irrompe nella notte

E così oltrepassiamo il grande occhio

Cremisi del dio Marte 

Attraversando l’Universo

 

Black Sabbath, Planet Caravan, Paranoid, 1970

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Il Sangue Di Giuda

A Volte Ritornano.
 
 
 
Sai quando tornerai io sarò già via
Senza un’idea
Vendendo roba tua
Riciclandomi
Restando vivo

Imparare a barare e sembrare più vero
Due miserie in un corpo solo 

C’è solo sangue
Solo sangue dentro me
C’è solo sangue
Quando sai che sei fedele
A quello in cui non credi più

Vivere per non farsi del male
Poter vedere
Com’è non morire e non sentire
Cambiare idea

Con le labbra sul vuoto
La chitarra nel vuoto
Il mio cazzo inutile

C’è solo sangue
Solo sangue dentro me
C’è solo sangue
Nelle tue cosce in rovina
Quello che tu non sei

Guarire un po’
Sognare un po’
Amare un po’
Fallire un po’
Far male un po’
Mentirsi e poi
Tornare a sfamarsi un po’

C’è solo sangue
Solo sangue dentro me

C’è solo sangue
Solo sangue e non magia
Solo sangue e non magia

Solo sangue e non va via

Afterhours , Il sangue Di Giuda, Ballate Per Piccole Iene, 2005

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Young And Innocent Days


I look back at the way I used to look at life
Soft, white dreams with sugar coated outside
It was great, so great
Young and innocent days

I wish my eyes could only see
Everything, exactly as it used to be
It’s too late, so late
Young and innocent days

I see the lines across your face
Time has gone and nothing ever can replace
Those great, so great
Young and innocent days

 
(The Kinks, Young And Innocent Days, Arthur, 1969)
 

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Confronto Di Spirituals

 
 
 
 
 
 
Jesus, I don’t wanna die alone
Jesus oh Jesus I don’t wanna die alone
My love was untrue
Now all I have is you
Jesus oh Jesus I don’t wanna die alone

Jesus, I don’t wanna die alone
Jesus oh Jesus I don’t wanna die alone
My love was untrue
Now all I have is you
Jesus oh Jesus I don’t wanna die alone

Jesus, Jesus
All my trouble
All my pain
Will leave me once again alone

 
(Soulsavers & Mark Lanegan, Spiritual, 2007)
 
 
 
 

 
 
 
 
Dio del cielo se mi vorrai 
in mezzo agli altri uomini mi cercherai 
e Dio se mi cercherai 
nei campi di granturco mi troverai. 

Dio del cielo se, mi vorrai amare 
scendi dalle stelle e vienimi a cercare 

Dio del cielo se, mi vorrai amare 
scendi dalle stelle e vienimi a cercare. 

La chiave del cielo non ti voglio rubare 
ma un attimo di gioia me lo puoi regalare 
la chiave del cielo non ti voglio rubare 
ma un attimo di gioia me lo puoi regalare. 

Dio del cielo se, mi vorrai amare 
scendi dalle stelle e vienimi a cercare 

Dio del cielo se, mi vorrai amare 
scendi dalle stelle e vienimi a cercare. 

 
(Fabrizio De andré, Spritual, 1969)

 

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Il Colombre – Dino Buzzati

Quando Stefano Roi compì i dodici anni, chiese in regalo a suo padre, capitano di mare e padrone di un bel veliero, che lo portasse con sé a bordo. "Quando sarò grande" disse "voglio andare per mare come te. E comanderò delle navi ancora più belle e grandi della tua".
"Che Dio ti benedica, figliolo" rispose il padre. E siccome proprio quel giorno il suo bastimento doveva partire, portò il ragazzo con sé.
Era una giornata splendida di sole; e il mare tranquillo. Stefano, che non era mai stato sulla nave, girava felice in coperta, ammirando le complicate manovre delle vele. E chiedeva di questo e di quello ai marinai che, sorridendo, gli davano tutte le spiegazioni.
Come fu giunto a poppa, il ragazzo si fermò, incuriosito, a osservare una cosa che spuntava a intermittenza in superficie, a distanza di due trecento mentri, in corrispondenza della scia della nave.
Benché il bastimento già volasse, portato da un magnifico vento al giardinetto, quella cosa manteneva sempre la distanza. E, sebbene egli non ne comprendesse la natura, aveva qualcosa di indefinibile, che lo attraeva intensamente.
Il padre, non vedendo Stefano più in giro, dopo averlo chiamato a gran voce invano, scese dalla plancia e andò a cercarlo.
"Stefano, che cosa fai lì impalato?" gli chiese scorgendolo infine a poppa,in piedi, che fissava le onde.
"Papà, vieni qui a vedere".
Il padre venne e guardò anche lui, nella direzione indicata dal ragazzo, ma non riuscì a vedere niente.
"C’è una cosa scura che spunta ogni tanto dalla scia" disse "e che ci viene dietro".
"Nonostante i miei quarant’anni" disse il padre "credo di avere ancora una buona vista. Ma non vedo assolutamente niente".
Poiché il figlio insisteva,  andò a prendere il canocchiale e scrutò la superficie del mare, in corrispondenza della scia. Stefano lo vide impallidire.
"Cos’è? Perché fai quella faccia?".
"Oh, non ti avessi ascoltato" esclamò il capitano. "Io adesso temo per te,. Quella cosa che tu vedi spuntare dalle acque e che ci segue, non è una cosa. Quello è un colombre E’ il pesce che i marinai sopra tutti temono, in ogni mare del mondo. E’ uno squalo tremendo e misterioso, più astuto dell’uomo. Per motivi che forse nessuno saprà mai, sceglie la sua vittima e quando l’ha scelta la insegue per anni e anni, per una intera vita, finché non è riuscito a divorarla.
E lo strano è questo: che nessuno riesce a scorgerlo se non la vittima stessa e le persone del suo stesso sangue".
"Non è una favola?".
"No. Io non l’avevo mai visto. ma dalle descrizioni che ho sentito fare tante volte, l’ho subito riconosciuto Quel muso da bisonte, quella bocca che continuamnte si apre e si chude, quei denti terribili. Stefano, non c’è dubbio, purtroppo, il colombre ha scelto te e finché tu andrai per mare non ti darà pace. Ascoltami: ora noi torniamo subito a terra, tu sbarcherai e non ti staccherai mai più dalla riva, per nessuna ragione al mondo. Me lo devi promettere. Il mestiere dela mare non è per te, figliolo. Devi rassegnarti. Del resto, anche a terra potrai fare fortuna".
Ciò detto, fece immediatamente invertire la rotta, rientrò in porto e col pretesto di un improvviso malessere, sbarcò il figliolo. Quindi ripartì senza di lui.
Profondamente turbato, il ragazzo restò sulla riva finché l’ultimo picco dell’alberatura sprofondò dietro l’orizzonte. Di là dal molo che chiudeva il porto, il mare restò completamente deserto. Ma, aguzzando gli sguardi, Stefano riuscì a scorgere un puntino nero che affiorava ad intermittenza dalle acque: il "suo" colombre, che incrociava letteralmente su e giù, ostinato ad aspettarlo.
Da allora il ragazzo con ogni espediente fu distolto dal desiderio del mare.
Il padre lo mandò a studiare in una città dell’interno,lontana centinaia di chilometri. E per qualche tempo, distratto dal nuovo ambiente, Stefano non pensò più al mostro marino. Tuttavia, per le vacanze estive, tornò a casa e per prima cosa, appena ebbe un minuto libero, si affrettò a raggiunegere l’estremità del molo, per una specie di controllo, benché in fondo lo ritenesse superfluo. Dopo tanto tempo, il colombre, ammesso che tutta la storia narratagli dal padre fosse vera, aveva rinunciato all’assedio.
Ma Stefano rimase là, attonito, col cuore che gli batteva. A distanza di due trecento metri dal molo, nell’aperto mare, il sinistro pesce andava su e giù. lentamente, ogni tanto sollevando il muso dall’acqua e volgendolo a terra, quasi con ansia guardasse se Stefano Roi finalmente veniva.
Così, l’idea di quella creatura nemica che lo aspettava giorno e notte divenne per Stefano una segreta ossessione.  E anche nella lontana città gli capitava di svegliarsi in piena notte con inquietudine. Egli era al sicuro, sì, centinaia di chilometri lo separavano dal colombre. Eppure egli sapeva che, di là dalle montagne, di là dai boschi, di là dalle pianure, lo squalo era ad aspettarlo. E, si fosse egli trasferito pure nel più remoto continente, ancora il colombre si sarebbe appostato nello specchio di mare puù vicino, con l’inesorabile ostinazione che hanno gli strumenti del fato.
Stefano, ch’era un ragazzo serio e volonteroso, continuò con profitto gli studi e appena fu uomo, trovò un impiego dignitoso e remunerativo in un emporio di quella città. Intanto il padre venne a morire per malattia, il suo magnifico veliero fu dalla vedova venduto e il figlio si trovò ad essere erede di una discreta fortuna.  Il lavoro, le amicizie, gli svaghi, i primi amori: Stefano si era ormai fatto la sua vita, ciononostante il pensiero del colombre lo assillava come un funesto e insieme affascinante miraggio; e, passando i giorni, anziché svanire, sembrava farsi più insistente.
Grandi sono le soddisfazioni di una vita laboriosa, ancora più grande è l’attrazione dell’abisso. Aveva appena ventidue anni Stefano, quando, salutati gli amici della città e licenziatosi dall’impiego, tornò alla città natale e comunicò alla mamma la ferma intenzione di seguire il mestiere paterno. La donna, a cui Stefano non aveva mai fatto parola del misterioso squalo, accolse con gioia la sua decisione. L’avere il figlio abbandonato il mare per la città le era sempre sembrato, in cuor suo, un tradimento delle tradizioni di famiglia.
E stefano cominciò a navigare, dando prova di qualità marinare, di resistenza alle fatiche, di animo intrepido. Navigava, navigava, e sulla scia del suo bastimento, di giorno e di notte, con la bonaccia e con la tempesta, arrancava il colombre. Egli sapeva che quella era la sua maledizione e la sua condanna, ma proprio per questo forse, non trovava la forza di distaccarsene,
E nessuno a bordo scorgeva il mostro, tranne lui.
"Non vedete niente da quella parte?" chiedeva di quando in quando ai compagni, indicando la scia.
"No, non non vediamo proprio niente, perché?" "Non so. Mi pareva…".
"Non avrai mica visto per caso il colombre"
facevano quelli ridendo e toccando ferro.
"Perchè ridete? Perchè toccate ferro?".
"Perchè il colombre è una bestia che non perdona E se si mettesse a seguire questa nave, vorrebbe dire che uno di noi è perduto".
Ma Stefano non mollava. La ininterrotta minaccia che lo incalzava pareva anzi moltiplicare la sua volontà, la sua passione per il mare, il suo ardimento nelle ore di lotta e di pericolo.
Con la piccola sostanza lasciatagli dal padre, come egli si sentì padrone del mestiere, acquistò con un socio un piccolo piroscafo da carico, quindi ne divenne il solo proprietario e, grazie a una serie di fortunate spedizioni, poté in seguito acquistare un mercantile sul serio, avvicinandosi a traguardi sempre più ambiziosi. Ma i successi, e i milioni, non servivano a togliergli dall’animo quel continuo assillo: né mai, d’altra parte, egli fu tentato di vendere la nave e di ritirarsi a terra per intraprendere diverse imprese.
Navigare, navigare, era il suo unico pensiero. Non appena, dopo lunghi tragitti, metteva piede a terra in qualche porto, subito lo pungeva l’impazienza di ripartire. Sapeva che fuori c’era il colombre ad aspettarlo, e che il colombre era sinonimo di rovina. Niente. Un indomabile impulso lo traeva senza requie, da un’oceano all’altro.
Finché, all’improvviso, Stefano un giorno si accorse di essere diventato vecchio, vecchissimo; e nessuno intorno a lui sapeva spiegarsi perché, ricco com’era, non lasciasse finalmente la dannata via del mare. Vecchio e amaramente infelice, perchè l’intera esistenza sua era stata spesa in quella specie di pazzesca fuga attraverso i mari, per sfuggire al nemico. Ma più grande che le gioie di una vita agiata e tranquilla era stata per lui sempre la tentazione dell’abisso.
E una sera, mentre la sua magnifica nave era ancorata al largo del porto dove era nato, si sentì prossimo a morire. Allora chiamò il secondo ufficiale, di cui aveva grande fiducia, e gli ingiunse di non opporsi a ciò che egli stava per fare. L’altro, sull’onore, promise.
Avuta questa assicurazione, stefano, al secondo ufficiale che lo ascoltava sgomento, rivelò la storia del colombre, che aveva continuato ad inseguirlo per quasi cinquant’anni, inutilmente.
"Mi ha scortato da un capo all’altro del mondo" disse "con una fedeltà che neppure il più nobile amico avrebbe potuto dimostrare. Adesso io sto per morire. Anche lui, ormai, sarà terribilmente vecchio e stanco. Non posso tradirlo".
Ciò detto, prese commiato, fece calare in mare un barchino e vi salì, dopo essersi fatto dare un arpione.
"Ora gli vado incontro" annunciò. "E’ giusto che non lo deluda. Ma lotterò, con le mie ultime forze".
A stanchi colpi di remi, si allontanò da bordo. Ufficiali e marinai lo videro scomparire laggiù, sul placido mare, avvolto dalle ombre della notte. C’era in cielo una falce di luna.
Non dovette faticare molto. All’improvviso il muso orribile del colombre emerse di fianco alla barca.
"Eccomi a te, finalmente" disse Stefano. "Adesso, a noi due!". E, raccogliendo le superstiti energie, alzò l’arpione per colpire.
"Uh" mugolò con voce supplichevole il colombre "che lunga strada per trovarti. Anch’io sono distrutto dalla fatica. Quanto mi hai fatto nuotare. E tu fuggivi, fuggivi. E non hai mai capito niente".
"Perché?" fece Stefano, punto sul vivo.
"Perché non ti ho inseguito attraverso il mondo per divorarti, come pensavi. Dal re del mare avevo avuto soltanto l’incarico di consegnarti questo".
E lo squalo trasse fuori la lingua, porgendo al vecchio capitano una piccola sfera fosforescente.
Stefano la prese fra le dita e guardò. Era una perla di grandezza spropositata. E lui riconobbe la famosa Perla del Mare che dà, a chi la possiede, fortuna, potenza, amore, e pace dell’animo. Ma era ormai troppo tardi. "Ahimè!" disse scuotendo tristemente il capo. "Come è tutto sbagliato. Io sono riuscito a dannare la mia esistenza: e ho rovinato la tua".
"Addio, pover’uomo" rispose il colombre. E sprofondò nelle acque nere per sempre.
Due mesi dopo, spinto dalla risacca, un barchino approdò a una dirupata scogliera. Fu avvistato da alcuni pescatori che, incuriositi, si avvicinarono.
Sul barchino, ancora seduto, stava un bianco scheletro: e fra le ossicine delle dita stringeva un piccolo sasso rotondo.
Il colombre è un pesce di grandi dimensioni, spaventoso a vedersi, estremamente raro. A seconda dei mari, e delle genti che ne abitano le rive, viene anche chiamato kolomber, kahloubrha, kalonga, kalu-balu, chalungra. I naturalisti stranamente lo ignorano. Qualcuno perfino sostiene che non esiste.
 
(Dino Buzzati, da La boutique del mistero, Mondadori, Milano)
 
 
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Trainspotting

 

Scegliete la vita.
 Scegliete il lavoro,
 scegliete la carriera,
 scegliete la famiglia.
Scegliete un maxi televisore del cazzo.
 Scegliete la lavatrice, macchine, cd, apriscatole elettrico.
 Scegliete la buona salute, il colesterolo basso, la polizza a vita, un mutuo a interessi fissi. Scegliete la casa, gli amici, scegliete la moda casual, valige in tinta.
 Scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo.
 Scegliete un fai da te e chiedetevi chi cazzo siete la domenica mattina.
Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz, mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare.
Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi.
Scegliete un futuro, scegliete la vita.

Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita,ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni…chi ha bisogno di ragioni quando si ha l’eroina?!
La gente crede che si tratti di miseria, disperazione, morte , merdate del genere – che pure non vanno ignorate – ma quello che la gente dimentica è quanto sia piacevole, se no noi non lo faremmo, almeno, non siamo mica stupidi, almeno fino a questo punto.
Prendete l’orgasmo più grosso che avete mai provato, moltiplicatelo per 1000 e…neanche allora ci siete vicini.
Quando ti buchi hai una sola preoccupazione: farti.
Quando non ti buchi di colpo devi preoccuparti di tutta una serie di cazzate:
non hai i soldi/non puoi sbronzarti,
hai i soldi/bevi troppo
non hai una passera/non scopi mai,
hai una passera/rompe le palle.
Devi pensare alle bollette, al mangiare, a qualche squadra di merda del cazzo che non vince mai, ai rapporti umani e a tutte quelle cose che non contano quando hai un’onesta e sana tossicodipendenza.

 

Mark Renton

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