IX

Accosto la mano all’
aculeo dello Scorpione
 
provocando il flusso
copioso del veleno
 
che, mescolandosi al
mio sangue, dà vita
 
ad ossimori scarlatti.
La testa si accascia
 
e il mondo come lo
ricordavo assume gli
 
sfumati confini del
sogno ad occhi aperti.
 
Il collo si contrae
basculando come il
 
soffietto di una
fisarmonica, mentre
 
il battito del cuore
accelera per fermarsi
 
nel tempo relativo e
indecifrabile degli
 
ultimi istanti, insieme
eterni e velocissimi.
 
D’un tratto, l’arcano
è svelato: dopo la fine,
 
la Resurrezione.
 
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